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  1. Parlare di “pacificazione” fiscale induce a pensare che finora sia esistito uno stato di belligeranza o guerriglia tra fisco e contribuenti, cui il decreto fiscale intende porre termine. Lo si percepisce, però, come un trattato di pace imposto grossolanamente, con approssimazione e senza negoziato. È apprezzabile l’approccio organico seguito nell’adottare formule equilibrate ed uniformi di definizione degli atti e procedimenti di accertamento: l’interesse pubblico alla riscossione dei tributi dovuti viene coniugato col perdono per le violazioni commesse, cercando di avviare una nuova stagione di comprensione fisco-cittadini. Non mancano, inoltre, misure che si prestano ad osservazioni critiche rilevanti. Questo disegno avrebbe dovuto comunque comportare soltanto la definizione delle pendenze originate dall’omesso o parziale versamento di imposte dichiarate o accertate. Tutte le altre misure non possono che essere etichettate come condono, a favore degli evasori.
  2. L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 64/E/2018, ha sancito che, in capo ai piccoli contribuenti, sussistono due regimi naturali: quello forfetario e quello semplificato. Il soggetto che, pertanto, scelga l’uno o l’altro, non ha alcun vincolo di permanenza triennale nel regime, potendo operare scelte differenti nelle annualità successive, in presenza dei prescritti requisiti. Inoltre, l’eventuale opzione per l’utilizzo del metodo contabile dell’art. 18, comma 5, del D.P.R. n. 600/1973 impegna il contribuente solo fin tanto che il medesimo applica il regime semplificato. Nel documento viene anche affermato il principio di preminenza del comportamento concludente rispetto alla esplicitazione dell’opzione.
  3. Il condono rappresenta una mortificazione per l’attività svolta dai commercialisti. Questo in sintesi il commento di Andrea Ferrari, Presidente dell’AIDC, reso noto con comunicato stampa del 19 ottobre 2018 dell’Associazione Italiana Dottori Commercialisti, relativo ai provvedimenti che sono connessi alla Manovra di fine anno. Rottamazioni e condoni sono meri espedienti per incrementare le entrate dello Stato.
  4. Non può fruire del regime fiscale agevolato l’erogazione del premio di risultato non subordinata al conseguimento di un risultato incrementale rispetto al risultato registrato dall’azienda all’inizio del periodo di maturazione del premio per quel medesimo parametro. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 78/E del 19 ottobre 2018.
  5. Non è abusiva l’operazione di scissione totale non proporzionale, a seguito della quale non vengono cedute le quote di partecipazione al capitale delle società beneficiarie, se l’operazione è posta in essere per porre rimedio alle divergenze dei soci relative alle modalità di gestione della società scissa. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 40 del 2018.