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  1. Il punto di vista dei giganti della rete sulla web tax europea è stato affidato ad una lettera aperta pubblicata dall'Information technology industry council - ITI, nella quale si esortano gli Stati dell’UE ad astenersi dall'adottare approcci fiscali nazionali unilaterali, a raddoppiare l’impegno a perseguire una soluzione globale all'interno dell’OCSE e a raccomandare che la Commissione europea faccia lo stesso. Le preoccupazioni dei colossi informatici riguardano, in particolare, la tassazione delle entrate digitali piuttosto che dei profitti, che non solo annullerebbe i principi internazionali, ma che danneggerebbe le società che l'Europa è più interessata a sostenere, ovvero le start-up. Il risultato finale potrebbe incidere sui potenziali investimenti futuri, sulla creazione di posti di lavoro e sulla competitività complessiva.
  2. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato lo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva UE (2018/822) sullo scambio di informazioni tra gli Stati membri per prevenire fenomeni di evasione fiscale transfrontaliera. Vengono definite, in particolare, le procedure di comunicazione dei meccanismi transfrontalieri all’Agenzia delle Entrate da parte degli intermediari e del contribuente. Lo schema di decreto prevede, inoltre, nei casi di omessa, incompleta o inesatta comunicazione delle informazioni, una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo ad un massimo edittale di cui non è indicato l’ammontare. La consultazione pubblica si concluderà il prossimo 28 settembre.
  3. L’Unione europea ha risposto alla politica protezionistica degli USA con due regolamenti che prevedono l’applicazione di dazi supplementari in due fasi: nella prima, del valore del 10% e del 25%; nella seconda, del 10%, 25%, 35% e 50% a decorrere dal 1° giugno 2021 o dal quinto giorno successivo all’adozione dell’eventuale decisione dell'organo di risoluzione delle controversie dell'OMC, se precedente. Ma la contromossa europea non ferma gli Stati Uniti che promettono dazi anche nel settore dell’automotive. L’UE si mobilita: nessun dazio sulle auto europee e impegno comune per risolvere le questioni relative ai dazi su acciaio e alluminio. E’ l’alba di un nuovo giorno?
  4. Il Regno Unito rimarrà o meno all’interno di un'unione doganale “speciale” con l'UE dopo la Brexit? E’ un interrogativo ineludibile come importanti sono le possibili modifiche che incombono sul sistema dell’imposta sul valore aggiunto, in particolare sull’IVA intrastat con riferimento a cessioni di beni o prestazioni di servizi tra Londra e gli altri Paesi membri dell’Unione europea. Due le probabili strade che saranno intraprese: una nuova forma, o modello, doganale e una riscrittura dell’IVA. Le aziende e gli operatori che hanno instaurato (o che pensano di creare) rapporti commerciali con i partner britannici dovranno prepararsi alle novità. Ma il fattore tempo sembra giocare a favore…
  5. Nel decreto Dignità l’interesse nazionale a mantenere gli investimenti che hanno ottenuto incentivi di ogni tipo (finanziario, fiscale o di altra natura) viene fatto prevalere sulla libertà delle imprese di modificare le proprie scelte d’investimento. Vi rientra anche la delocalizzazione produttiva. Vengono premiate le imprese che virtuosamente mantengono gli impegni assunti quando hanno ottenuto un qualsiasi aiuto con risorse pubbliche. Si perseguono, invece, le imprese senza distinzione di nazionalità che delocalizzano fuori dei territori nazionale, comunitario e dei Paesi aderenti allo spazio economico europeo l’attività economica a cui afferisce l’investimento agevolato. Dal paradiso si scende all’inferno senza ritorno e senza appello ed, anzi, con bastonature sonore. Ma gli imprenditori “virtuosi” realmente faranno, con questi vincoli, nuovi investimenti nel nostro Paese? O se ne terranno alla larga?